Optimum Vino

Rileggere oggi un brano scritto da Mario Soldati a fine anni Cinquanta, nel suo celebre "Vino al vino", può essere utile a un pur rapido e schematico quadro del comparto vitivinicolo piceno: "Pochi paesaggi viticoli ricorderò più grandiosi e più suggestivi, come quello dell'anfiteatro naturaledi Monteprandone. Uno spettacolo diverso ma assolutamente non inferiore a quelli delle Langhe, della Valtellina o del Collio. Il paese in cima. Sotto, verso mezzogiorno, la valle come un anfiteatro prolungato, a pendenze piuttosto ripide, e pezzato a grandi vigne, disposte alcune di traverso, e cioè orizzontalmente, altre invece perpendicolari, secondo le linee di massima pendenza…In nessun'altra regione come nelle Marche ho visto tanta varietà di modi nel piantare le vigne…". Si può dire che, da allora, il paesaggio agrario è cambiato moltissimo, qui come altrove, ma anche che, al tempo stesso, una buona conservazione ambientale ha consentito e promette, per il futuro del vino piceno, traguardi ambiziosi. La sorpresa di Soldati - il suo viaggio eroico precede di qualche anno l'introduzione delle prime DOC italiane - è la stessa che in questi decenni, abbiamo registrato da osservatori esterni riguardo le potenzialità qualitative di questo territorio. Potenzialità che, a partire appunto dalle DOC di fine anni '60, iniziarono a trovare espressione - dapprima timida, lenta e sporadica; successivamente in misura più decisa e, in questi ultimi anni con maggior senso della necessità di una logica territoriale - in una fase di grande trasformazione generale dei consumi, del gusto, dei consumatori di vino.

Rosso Piceno e Rosso Piceno Superiore nascevano, e conservano, analogo uvaggio: Sangiovese e Montepulciano, in percentuali che l'ultimo disciplinare di produzione ha riequilibrato in favore di quest'ultimo, superando il disciplinare originario che favoriva l'opportunità di aggiunta di modeste percentuali di trebbiano o passerina, una opportunità questa in stile chiantigiano ormai obsoleta, qui come nel Chianti. Recenti integrazioni al disciplinare di produzione hanno introdotto anche due tipologie di Rosso Piceno: il R.P.Novello e il R.P. Sangiovese, entrambe praticate ormai da lungo tempo nel territorio provinciale per offrire una gamma maggiormente differenziata di tipologie. L'altra DOC storica, il Falerio, prevede la presenza del Trebbiano toscano in misura preponderante, e di percentuali di altre uve quali Passerina, Verdicchio, Malvasia, Pecorino, Pinot bianco. Nel corso degli ultimi anni va riconosciuto a diversi produttori il merito di essere riusciti ad interpretare questa Denominazione, di per sé non particolarmente caratterizzata (l'uvaggio previsto ha spesso accusato complessi di inferiorità nei confronti del ben meglio identificabile Verdicchio in purezza), con brillanti risultati in termini di ricchezza espressiva e di maggiore serbevolezza.

A partire dalla vendemmia 2001, è in vigore la nuova DOC Offida, che comprende diverse tipologie di vini, dal Rosso a base di uve Montepulciano con possibilità di aggiunte di altri vitigni quali il Cabernet Sauvignon, il Merlot ed altri, a una serie di bianchi fortemente caratterizzanti la piattaforma ampelografica locale, come la Passerina e il Pecorino. Oltre le Doc, nuove e/o rinnovate, esistono tipologie di vini, magari da Sangiovese o da Montepulciano in purezza, o da altre uve, che sono riusciti a conquistare ampie audience grazie a intransigenti scelte qualitative e a una nuova consapevolezza di cosa sia oggi il mondo del vino; forse per la prima volta in modo così percepibile l'interesse per le Marche del buon bere e del saper vivere, ed in particolare per il Piceno, si sta indirizzando verso questi luoghi e richiede senso e capacità progettuali, logiche aperte, cultura di territorio: non è il caso di disperdere opportunità che potranno segnare favorevolmente, in chiave di sviluppo sostenibile (e in stretta correlazione tra nuova agricoltura e offerta turistica), il futuro di questo territorio.


Aziende che hanno partecipato

Cuor di Borgo