Appare perfino abusata l'immagine della provincia picena come insieme
di luoghi che offrono una gran varietà di scenari, di culture e di
sapori, e che costituiscono nel loro insieme un microcosmo tutto da
scoprire (per chi viene da fuori, ma non solo) e da valorizzare
(per gli attori interni: produttori, operatori, amministratori,
albergatori e ristoratori). Non sono molte, in effetti, le province
italiane che offrono l'opportunità di passare, in mezz'ora o poco più
di auto, dalla costa a luoghi montani, attraversando piccoli centri,
oltre l'incantevole capoluogo, di grande fascino, generalmente ben
conservati e fasce collinari particolarmente godibili. Alla varietà
dei luoghi corrisponde grande ricchezza di risorse alimentari e
tradizioni gastronomiche, così da poter passare dalle innumerevoli
ricette locali a base di pescato fresco, grazie al secondo porto
peschereccio d'Italia per volumi di pesca ai funghi e ai tartufi
delle aree montane, attraversando le colline dell'olio e del vino,
degli orti e frutteti che compongono un ecosistema gastronomico di
notevole interesse, anche grazie al buon grado di conservazione.
Conservazione ambientale, paesaggistica ed anche, per quanto possibile,
di memoria degli elementi di identità locale tra i quali le ricette -
spesso di tradizione orale più che di codificazione professionale -
costituiscono certamente un aspetto non secondario. Le tendenze della
domanda turistica appaiono sempre più orientate verso una richiesta
di luoghi nei quali gli elementi di identità culturale, la componente
di conservazione ambientale oltre che il patrimonio storico-artistico,
l'offerta qualitativa di enogastronomia anche come chiave di lettura,
esigono strategie e forme di integrazione tra i diversi attori che
non possono più prescindere da una moderna logica di valorizzazione
territoriale e richiedono puntuali aggiornamenti professionali,
specialmente nel comparto della ristorazione e dell'offerta di
ospitalità.
Oltre che la ricchezza di tradizioni gastronomiche cui si accennava
sopra (ricette di grande originalità e forte contenuto simbolico, dal
brodetto di pesce alle olive tenere ascolane farcite e fritte, tutto
il versante vegetariano giocato sugli ortaggi e le erbe aromatiche;
gli animali da cortile, gli ovini, il maiale e i suoi derivati; i
dolci a base di frutta essiccata, vino cotto ed anice), il territorio
offre misure di garanzia di salubrità (dalla certificazione delle
carni bovine alla consistente quota di produzione biologica) che
arricchiscono - o meglio: arricchirebbero - un'offerta articolata che,
allo stato attuale, appare decisamente migliorabile. In particolare,
per partire proprio dalla ristorazione, è ancora inadeguato il
livello di un'offerta che, piuttosto che valorizzare la materia prima
con intelligente consapevolezza, troppo spesso risulta incerta tra la
banalizzazione sciatta dei canoni territoriali e qualche
scimmiottamento esotico poco riuscito.
Le strutture agrituristiche, e le più recenti realizzazioni di
bed&breakfast solo in pochi casi sembrano attrezzate per rispondere a quei requisiti di
forte contatto con il patrimonio di tipicità ed emergenze diffuse che dovrebbe esserne
punto di riferimento costante. Non mancano, naturalmente, eccezioni positive, ma per ora
sono, appunto, eccezioni: una concreta opera di riqualificazione e di sensata
progettualità sembra non più rinviabile.
Aziende che hanno partecipato